mercoledì, 14 maggio 2008, ore 16:58
scarabocchiato da lenticchia in

il mio corpo è impegnato a cambiare e mi gusto la metamorfosi interiore. interessante, vivida e stupefacente, un'avventura quasi insperata, e devo tanto all'Amica.
Gioele è stato male, è in ripresa da otite, febbrone e laringite. buffo sentirlo chiamare senza voce e intuirne i moti. conosco già così bene le sue sfumature e mi lascia stordita di commozione il sentire questa traccia così familiare.
del resto: mille impegni, poco tempo. per il marito, per la casa, per il sole, per l'aria profumata. ho il naso fra libri e polvere. aspetto momenti più propizi che confido arriveranno presto.

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lunedì, 05 maggio 2008, ore 09:35
scarabocchiato da lenticchia in

me lo dimentico facilmente, chissà perchè,. quanto amo la montagna. il bosco in particolare. appena siamo arrivati, mentre il consorte ambientava il pargolo all'aria ossigenata, io sono andata a fare la pipì nel bosco, e bam!, sono piombata dentro quell'atmosfera che ben conosco, da brava scout decennale quale sono stata: pini, pigne, aghi morbidi che coprono il terreno e rendono ovattato qualunque scalpiccio, e quell'odore inconfondibile, l'odore della felicità.
la montagna significa tante cose. l'idea del cammino, prima di tutto. che si fa con fatica, sacrificio, sudore e a volte qualche rosario in mezzo ai denti. ma anche con complicità, pensieri sussurrati nel fiatone o solo pensati, perchè quando si cammina si è soli e in compagnia allo stesso tempo, consapevoli dell'accanto  ma meno bisognosi di confronto.
la montagna è uno stile di vita, e lo si capisce quando si incontra qualcuno sullo stesso cammino: ci si saluta. è una cosa eccezionale che mi riempie il cuore ogni volta. in città, al mare, ovunque, è difficile salutare sconosciuti. a volte si intercetta un sorriso e allora ci si lancia, ma più spesso il gesto viene trattenuto. in montagna no. ci siamo chiesti perchè. ci siamo risposti che è il senso del compartire, del condividere. il cammino di cui sopra, avanti tutto. e poi altre cose per ognuno, ritengo, diverse. per me è anche una condivisione del rispetto: delle individualità (ognuno ha il suo passo e generalmente lo si fa decidere al più lento), del luogo in cui sei (molto più difficile vedere sozzura in alta montagna che non in una spiaggia), dell'intimità con se stessi e con il sacro che circonda.
ieri il ranocchio ha fatto la sua prima passeggiata, in fascia. da capanna tassone al passo della croce arcana. e poi, viste le nuvolacce grigie, siamo stati costretti a ripiegare per paura di annacquarlo, che se no saremmo andati fino alla doganaccia. poi la tipica ospitalità montanara: tortelloni alla boscaiola, maccheroncini al ragù, polenta e funghi porcini, cinghiale al vino, panna cotta con mirtilli. il tutto condito dalla vera aria frizzantina che ha dapprima rinvigorito il piccolo che ha sbarrato gli occhi per tutta la durata del cammino (e ha toccato pure la neve), per poi schiantarlo in macchina fino a casa.
comincia la bella stagione, e stiamo già progettando il cammino fino al lago scaffaiolo. me lo ricordo pieno di girini.

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venerdì, 25 aprile 2008, ore 09:21
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"La follia della donna, quel bisogno di scarpe che non vuole sentire ragioni..
cosa sono i milioni quando in cambio ti danno le scarpe."


ecco. omaggiato il marito che mi canta questa canzoncina ormai da tempo, io appartengo a quella categoria di donne che la parola "scarpe" dovrebbe sostituirla con "borse".
io adoro le borse. le amo indefessamente. le cerco, le bramo, le cullo, le osservo, le accarezzo, le annuso. e poi, senza pietà, le frusto a furia di usarle, perchè non le risparmio: non sono legata alla loro eternità (come con i libri, passatemi il paragone infelice), ma alla loro utilità. sì, ho detto utilità. perchè io dentro le borse ci metto qualunque cosa. adesso che giro col bambino, poi, ancora di più.
ho sempre amato le oversize a bandoliera. quelle che si portano a tracolla, di traverso, scavando un solco fra le tette. ho sempre odiato pochette e mini-bag. la borsa deve essere grande, morbida e accogliente. cosa caspita accoglie la pochette? no, la pochette se mai è utile da essere messa dentro la borsa, con l'ala destra del make-up, ovvero gloss di ogni colore, una cipria, un campioncino di profumo, una spazzolina pieghevole e qualche molletta. ultimamente, poi, metto anche un paio di tachipirina masticabili.
la borsa amica è colei che è capace di accompagnarti paziente nelle scorribande quotidiane, capace di caricarsi l'onere e l'onore, sotto forma di un'agenda moleskine, cellulare, un paio di biberon, un paio di ciucci, un paio di pannolini, sei o sette pacchetti di fazzoletti di carta, un portafoglio oversize, due penne, una matita, mine di riserva, evidenziatore, il libro di studio del momento (adesso "il linguaggio del corpo" di lowen), la pochette di cui sopra, gli occhiali da sole, lo spruzzatore che pulisce gli occhiali, una mezza d'acqua e un succhino. il tutto, senza dover forzare la chiusura o temere che la borsa esploda nei fianchi come una bomba al napalm, schizzando pannolini o rossetti tutt'intorno.
come ogni grande passione, anche con le borse sono soggetta ai colpi di fulmine. ultimamente il colpo di fulmine si chiama prada. ovvio che non me lo possa permettere, ma mi lascio cullare nel sogno mentre avanzo baldanzosa con la mia bandoliera nera per le strade del mondo. avendo un'amica che tifa vuitton, il minimo che possa fare è cercare di convertirla ai colori di miuccia.
se il diavolo veste prada (beato lui!), lenticchia (che non è il diavolo) arranca con furla o mandarina duck. è il karma.

(ringrazio, in ordine cronologico, radiodeejay che ieri pomeriggio verso le 17 mi ha fatto crepare dal ridere descrivendo il borsello maschile come il primo segno di squilibrio mentale, e serialmama che ha ispirato questo post)

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martedì, 22 aprile 2008, ore 18:37
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non sopportando io il qualunquismo e il populismo, soffro di allergia verso grillo beppe. un tempo mi piaceva pure, adesso no. alcune campagne che ha iniziato (ma 'ndo vanno, poi?) le condivido, altre no. ma proprio necessito che qualcuno mi spieghi cosa cazzo c'entra un vaffanculo-day il giorno 25 aprile, giorno nel quale bisognerebbe onorare la memoria partigiana incoraggiando la partecipazione a iniziative che rendano gloria al coraggio che ci ha liberato...
per quanto mi riguarda, sarò ad ascoltar partigiani e coro di mondine.

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lunedì, 21 aprile 2008, ore 09:44
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siamo andati. è fatta. il primissimo viaggio viaggio con il gigio è stato consumato.
siamo partiti con un po' di ansia (essenzialmente materna) per la bronchite appena passata e tutta una serie di paranoie verso la mia possibile inadeguatezza a curarmi di lui in terra straniera (sic!), ma già sull'aereo mi sono resa conto che si trattava, come dire?, di pippe, ché il gigio è bambino paziente, con un carattere estroverso e adattabilissimo, e che la paura era solo materna. quindi dai pure a guardarsela bene a modo, che si cresce sempre e sarebbe pure ora di riuscire a godersi il presente.
di londra restano tantissime cose. innanzitutto: una casa accogliente come mai mi era sembrata (probabilmente lo è sempre stata ma i miei aculei erano molto più all'erta, sempre per quella paura di cui sopra); una auntie attenta e affettuosa che il gigio si è stragoduto, cacca ottima e abbondante (soprattutto dentro ai ristoranti). poi restano immagini. noi quattro in giro per strade affollate, salite in autobus col passeggino molto più facili e indolori di quanto lo sarebbero a modena, parchi verdissimi e molto child friendly, scoiattoli che vengono a sgrafugnare le mani in cerca di junk food, beveroni di starbucks che mi hanno decisamente stomacata (ripiegherò sui fusion juice, che in italia ancora non sono arrivati). e ancora: due ragazzi che si baciano tranquillamente in mezzo alla strada (perchè non in italia, questo??), musei pieni di bambini, passeggini gemellari che sembrano astronavi, qualche negozio degno (un po' più di qualche, via!). un musical godibilissimo (anzi, proprio bello) che mi ha fatto venire voglia di ascoltare per la prima volta in vita mia i queen. un caffé al volo con un'amica che vive a londra e conosce intimamente matt damon. ma anche un freddo bisso: arrivati in italia ci volevamo mettere a maniche corte. uno smog allucinante: bisognerebbe lavarsi i capelli quasi tutti i giorni, e dio solo sa quanto ciò è difficile per una neo-mamma. la colazione saltata da pellicci: toccherà tornare.
adesso, qui davanti a una tazza di latte di soja, rumino pane con marmellata di ginger e rhubarb, e mi metto nell'ordine di idee di cominciare a studiare. cercando, possibilmente, di non pensare al nostro presidente del consiglio.

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venerdì, 11 aprile 2008, ore 08:50
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ho finito di leggere quel gioiellino de l'eleganza del riccio. il mio stile di lettura tipo idrovora impazzita ha dovuto subire un forzato rimodellamento per potere gustarne al meglio la scrittura sagace e precisa. unico neo: non è possibile che una casa editrice come la e/o non si sia resa conto che per tutto il libro viene scritto sé stesso/a con l'accento. ma siamo matti? una roba incomprensibile, dalle mie bande.
sono in lutto neurovegetativo con l'ultimo della kinsella prestatomi dall'Amica. in un giorno ne ho divorato metà. è quasi geniale nella sua pochezza. sic transit gloria mundi.

ho deciso cosa votare. la cosa bella è che mi discosto dall'opinione generale della necessità di andare all'urna turandosi il naso. perché, e lo affermo con convinzione malcelata, a me veltroni piace e convince. ho paura di aggiudicarmi un'altra fregatura, ma il bignami del programma mi soddisfa abbastanza. e quindi entrerò baldanzosa nel seggio e apporrò la croce più sincera degli utlimi anni.

taccio (in parte) volutamente su quanto malauguratamente provato sulla mia pelle e sui miei neuroni sabato sera scorso, quando il ranocchio mi ha fatto materializzare davanti agli occhi la mia più grande paura. ci sono entrata con un primo momento di isteria che ha lasciato posto a una lucidità a me sconosciuta e alquanto spaventosa, una freddezza degna di un killer sanguinario. ancora non sono crollata ma un'immagine mi perseguita: il suo viso gonfio mentre mi guarda implorante senza capire. ho sfiorato con mano tremante un altro forte istinto materno, su cui nulla si può fare, c'è, è lì, esiste, è mio, nessuno me lo può toccare. nonostante l'esperienza sia stata intimamente devastante, e per me e per lui, e -sicuramente- anche per il consorte, mi rassicura sentire profondamente questo legame atavico e ferino.

ricettina per oggi: mescolare un gorgonzola puzzone a un cucchiaio d'olio, a uno di buon aceto balsamico e a un'ombrina di senape dolce. farne delle palline da mettere in frigo a solidificare. mischiarle poi a una lattughina dolce e croccante, con l'aggiunta di noci a pezzettini e scaglie di grana. abbinare a una conversazione tranquilla mentre il ranocchio (ove presente) sgranocchia un biscotto sul seggiolone. in silenzio.

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venerdì, 28 marzo 2008, ore 08:07
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periodino difficile. studiare senza gioele accanto un esame dietro l'altro sarebbe stata già di per sè una fatica. ci sono cose ben peggiori e lo so, ma comunque è la prima volta che affronto certe tematiche e vi sono immersa fino al collo. studiare mi piace, mi è sempre piaciuto, e adesso mi prendo il lusso tutto adulto di andare a dare gli esami con una spavalderia che all'università ero ben lontana da avere. ovvio che preferirei usare il mio tempo per leggere freud o l'eleganza del riccio, piuttosto che la crisi delle scienze europee, ma in fondo (e nemmeno tanto in fondo) l'unico motivo di insoddisfazione che ho in questi mesi (a parte gli ormoni in calo da svezzamento pupo che mi danno una fastidiosa depressioncina) è la mancanza di un lavoro che mi valorizzi un minimo. non dico tanto, sottolineo che ho affermato "un minimo". mi accontenterei del minimo sindacale, di uno spruzzetto di valorizzazione, di un cincinino di pregio a omaggio dello sbattimento che sto affrontando da qualche anno a questa parte a favore della mia formazione personale e professionale. e invece no, questo canale ancora mi rimane chiuso. e quindi, va da sè, mi do da fare acciocchè si apra un po'. poi magari non succederà niente, ma ci provo. avere accanto gioele mi fa riscrivere quello che ho sempre inteso come "paura". sono piena di paure, mica mi sono andate via, sia inteso. per esempio, fra 20 giorni prendiamo l'aereo e io sto valutando l'ipotesi di rispolverare la boccetta di valium che ho nell'armadietto. o ancora, ho comprato il materasso per il lettino del bimbo, ieri, da sola. scelto e preso, da sola. e adesso sono arciconvinta di non avere fatto la scelta giusta. perchè senza il mimmo ho paura di sbagliare. sono un fascio di nervettipaurosi, tutto attaccato. però, che dire?, io lo so bene che queste sensazioni hanno una profondità di un certo tipo. lo so che non è l'aereo, o il materasso. quindi guardo dentro al black hole, cercando anche di farlo con la curiosità che è mia da sempre, fidandomi del fatto che non ci cadrò dentro e che comunque ci sarà qualcosa di interessante da scoprire. c'è sempre, in fondo. se poi ci cascherò dentro davvero, metterò le ali al volo. dopo aver partorito, faccio questo ed altro.

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giovedì, 13 marzo 2008, ore 08:58
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forse è stato merito della lore, l'ostetrica che ci ha fatto il corso (e che mi ha seguito nella prima parte del travaglio, pure). ma mi piace pensare che non sia stato un caso che l'esistenza ci abbia fatto trovare vicine, e che l'abbia fatto solo perchè così doveva essere, senza tante domande aggiuntive.
fatto sta che da quasi sette mesi, cioè da quando sono nati tutti i nostri pupetti, è diventata lieta abitudine ritrovarsi davanti a un the settimanale. e facciamo proprio ridere, perchè arriviamo col nostro carico di passeggini e ammenicoli, che dobbiamo per forza scegliere un posto ampio e tollerante. nella fattispecie: pizzeria jolly per i pranzi, pasticceria giulia per le merende.
i bambini che all'inizio si ignoravano e poi si osservavano, adesso si prendono allegramente a manate in faccia e tendono a volersi mettere in bocca il ciuccio degli altri. oltre che infilare le dita nell'acqua bollente delle nostre teiere, ma quello lo fanno anche a casa, presumo.
ma le più buffe presenze siamo noi. che ci ironizziamo addosso senza sosta, sorridendo complici delle nostre sfighe congiunte e dei nostri dubbi condivisi. prendendo un po' per il culo la mamma perfetta, ribattezzata wonder, cercando di capire le suocere e i mariti, sfogando le notti insonni, confessando l'assenza di sesso o le lacrime davanti al ritorno del ciclo.
mi rende serena sapere che il mio bambino (che è il pulcino della situazione, l'ultimo nato) crescerà con accanto alessandro, camilla ed elisa, e jacopo che viene un po' meno perchè la mamma lavora e ha altri due figli. e mi rende serena sapere che ho il mio salvagente personale: la fra (che fa delle foto bellissime che trovate qui), elena, barbara e nicoletta.
non che volessi dire qualcosa di particolare. ma devo segnare da qualche parte la fortuna che ho di questa quotidianità condivisa con queste belle donne, perchè fanno parte delle mie giornate e dei miei pensieri. e perchè mi fa sorridere il pensiero della grande festa di compleanno dei nostri bambini, al parco, perchè mentre loro striscieranno allegri su caterve di margheritine mettendosi in bocca zolle di terra, noi ce la racconteremo sotto una qualche ombra con la stessa ironia, fregandocene anche se il pupo inghiotte una coccinella. quel che non ammazza ingrassa. (libero docet)

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martedì, 04 marzo 2008, ore 21:35
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di solito queste cose non le faccio, ma stavolta non mi sottraggo. e quindi assegno il mio premio a beba, perchè ha davvero la stoffa della scrittrice; perchè parla del quotidiano e di cose assai concrete, ma lo fa in modo lirico; perchè nel suo blog c'è un bel rapporto fra parole, immagini e colori, odore di soffritto e strepitio di bambini.
e poi alla prinzi, che ha stile e carisma, dipinto nel cielo di parigi (al momento); perchè è coinvolgente; perchè scrive bene (e per me è dote insostituibile); perchè ha la sottile dote dell'ironia e quella preziosa dell'autoironia.
e poi alla sara, che oltre a essere l'amica che molto sa è anche scrittrice fine e arguta. forse non ci sono più le due zitelle di camera con vista che litigheranno per essersi scambiate la dentiera, ma sono convinta che fra cinquant'anni riusciremo ancora a spettegolare indefessamente. il suo blog è merce rara.
e infine la blixxxa, cui riporgo il bandolo, non per dovere ma per piacere e per puro interesse in ciò che pensa e dice nei suoi racconti, che tanto mi risuonano.

ed ecco le regole, se ve ne frega una cispola di forgiarvi di un titolo da me medesima assegnatovi (io l'ho fatto: guardate a destra!):

"Premio D eci e lode"

 Che cos'è?

"D eci e lode" è un premio, un certificato, un attestato di stima e gradimento per ciò che il premiato propone.

Come si assegna?

Chi ne ha ricevuto uno può assegnarne quanti ne vuole, ogni volta che vuole, come simbolo di stima a chiunque apprezzi in maniera particolare, con qualsiasi motivazione sempre che il destinatario, colui o colei che assegna il premio o la motivazione non denotino valori negativi come l'istigazione al razzismo, alla violenza, alla pedofilia e cosacce del genere dalle quali il "Premio D eci e lode" si dissocia e con le quali non ha e non vuole mai avere niente a che fare.

Le regole:

1. Esporre il logo del "Premio D eci e lode", che è il premio stesso, con la motivazione per cui lo si è ricevuto. E' un riconoscimento che indica il gradimento di una persona amica, per cui è di valore (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


2. Linkare il blog di chi ha assegnato il premio come doveroso ringraziamento;


3. Se non si lascia il collegamento al post originario già inserito nel codice html del premio provvedere a linkarlo (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


4. Inserire il regolamento (nel post originario c'è il pratico "copia e incolla");


5. Premiare almeno 1 blog aggiungendo la motivazione.


Queste regole sono obbligatorie soltanto la prima volta che si riceve il premio per permettere la sua diffusione, ricevendone più di uno non è necessario ripetere le procedure ogni volta, a meno che si desideri farlo. Ci si può limitare ad accantonare i propri premi in bacheca per mostrarli e potersi vantare di quanti se ne siano conquistati.

Si ricorda che chi è stato già premiato una volta può assegnare tutti i "Premio D eci e lode" che vuole e quando vuole ( a parte il primo), anche a distanza di tempo, per sempre. Basterà dichiarare il blog a cui lo si vuole assegnare e la motivazione. Oltre che, naturalmente, mettere a disposizione il necessario link in caso che il destinatario non sia ancora stato premiato prima.


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domenica, 02 marzo 2008, ore 11:52
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c'è una splendida giornata di sole in quel di modena, un profumo di primavera nell'aria e il pupo è fuori coi nonni e la sua tutina levi's comprata ai saldi e pagata una fischiata, che lo fa tanto pottino, come si dice a firenze.
io e il consorte siamo indaffarati nella pulizia della casa, mentre aspettiamo la famiglia allargata a pranzo, coi miei e la zia giuliana che è sempre un piacere vedere. quindi lui dà l'aspirapolvere mentre io preparo le barchette con la pasta brisée e la torta margherita. poi lui sistema i ciappi del pupino mentre io spolvero, poi lui controlla internet mentre io pulisco il bagno, poi un bacio al volo, poi lui sistema l'aspirapolvere e comincia a preparare i pizzoccheri mentre io apparecchio e scrivo il blog. questa è perfezione assoluta.
abbiamo un invito per una campagna che in parte abbiamo dovuto declinare, ma che forse si sposterà nel pomeriggio.
ho minacciato il pupino brandendo estivill e la risposta pavloviana è stata tre notti di sonno buono per tutta la famiglia... mio figlio è intelligente, non c'è che dire. si è preso uno strizzone e agisce di conseguenza. da chi avrà preso??
rifletto anche su quali sono stati gli amici che lo hanno voluto conoscere, quali quelli che non vogliono perdersi la sua crescita (e la nostra, di conseguenza, che è altrettanto basilare), quali quelli che non riescono a condividere quasi più nulla con questa coppia sommersa di patelli da lavare e ancora tanto entusiasmo, se pur in mezzo a sbadacci più o meno evidenti.
fa niente. abbiamo accanto persone splendide, piene e indispensabili. la temperanza mi appartiene sempre più. le riflessioni restano pensieri a mezz'aria e le guardo con un minimo di distacco, mentre con pertinacia seguo un filo rossastro che mi porta avanti.

il contributo di stamattina del marito al blog:
"l'approccio del pelapatate non è malvagio, perchè leva la buccia facendo delle piccole curve, e ognuna di queste soddisfa il principio della minimizzazione della quantità di patata da tagliare con la buccia stessa. io, invece, che faccio una striscia unica per tutta la patata, dovrei scrivere una funzione con perlomeno tre variabili per fare lo stesso lavoro. l'approccio col pelapatate ha i tempi morti; la singola funzione ha la massima efficenza, ma poi c'è il tempo morto di tornare indietro con la manina e ricominciare. capito, amore?"

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sabato, 23 febbraio 2008, ore 07:23
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assente dalla blogosfera, non per necessità ma per volontà. molto mi annoia, ritengo il tempo prezioso (mai quanto ora) e non lo voglio sprecare. non mi voglio sprecare. urge riflessione sullo stato professionale, a tal proposito. che sono stanca di leccare marciapiedi. valgo di più e comincio a crederlo.
momenti di profonda commozione all'ascolto di questa di guccini, cui è seguita una mail necessaria e tristi riflessioni sulla necessità del presente e la malinconia del passato, nonchè su quanto lasciatomi in memoria da chi è stato così importante da non sembrare nemmeno volato.
un sentimento di amore sconfinato mi accompagna endemicamente, per il piccolo, per il grande. il grande che si spacca con orari folli e il sorriso che li accompagna sempre, per gli abbracci notturni al ritorno dal dondolo e per il non ricordarli al mattino. il piccolo per la scoperta del miglio, del finocchio, dei cieli primaverili e del passeggino. ho da ringraziare la dea giorno dopo giorno, che è il periodo più bello della mia vita e mi è dato di rendermene conto mentre lo vivo (e questa per me è un'immensa crescita, incommensurabile, che mi dà la possibilità di elevarmi dal rimpianto che mi ha a lungo contraddistinto.. e che vergogna dirlo).

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giovedì, 07 febbraio 2008, ore 09:08
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oggi affronto il gigante da piccola golia (balsamica).
mi sono comprata degli stivali tacco dieci e mi massacro le caviglie ticchettando in giro, ma mi piacciono assai.
ho cominciato la dieta.
a parte questo, null'altro da dire. e non avendo niente da dire preferisco tacere.

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venerdì, 25 gennaio 2008, ore 07:19
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alla fine ci siamo arrivati. speravo almeno riuscissimo a fare abolire la SSIS, già che ci si era, almeno me ne veniva qualcosa in tasca. poi c'è poco da scherzare, quindi non lo farò.
se lasciassi la briglia sciolta scriverei un post pieno di imprecazioni molto poco signorili e non sia mai.. però.
però, cazzo, due sere fa a ballarò, durante la (bellissima e toccante) puntata sull'omicidio calabresi, qualcuno mi può spiegare cosa caspita c'entrava la partecipazione di giuliano ferrara? verrebbe voglia di boicottare raitre per sempre. dopo le ultime sparate sulla legge sull'aborto di quell'ammasso di unto mi sarei auspicata un minimo di coerenza intellettuale...
poi. castelli ieri sera a annozero cosa mi rappresentava? cominciamo da subito a insozzare trasmissioni decenti con quella Violenza serpeggiante e ottusa e immorale ancora prima della campagna elettorale? (a nessuno, vero?, è sfuggito il commentino sulle mogli petulanti..)
per poi tacere delle edificanti scene in parlamento, quelle che hanno fatto venire un accidente a cusumano, povero cristo, che mai avrei pensato di poter provare pena per uno dell'udeur. ma scherziamo? urla, sputi, aperte ammissioni di tresche ai danni dell'italia... ma ci rendiamo conto a chi finiremo in mano??
invece che auspicarsi uno straccio di governabilità per risanare il nostro malato paese...
e devo dire che ho apprezzato l'animo da combattente di prodi, dopo tante critiche che gli ho mosso.
ritengo, giunti a questo punto, che la visione di amici di maria de filippi sia un passatempo innocuo. quindi mi ci dedicherò con calma e testardaggine chirurgica. amen.

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mercoledì, 23 gennaio 2008, ore 10:00
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siamo tutti malati: io, il consorte, il bambino.
c'è chi mi sta insegnando a vivere questi momenti come occasioni di introspezione e di intimo dialogo con me stessa: le ore sotto il piumone senza leggere né ascoltare nulla se non i rumori condominiali mi sarebbero sembrate interminabili un tempo; oggi sono un soffio con prospettive diverse da osservare e farsi rotolare addosso.
anche di notte è lo stesso. mi rapiscono i rumori che sento intorno mentre allatto. chi tossisce, chi va in bagno, chi guarda la tv. con questi muri di carta è difficile percepire la solitudine fisica. questo piace al consorte del condominio, e questo non piaceva a me fino a poco tempo fa. mi immagino come sarebbe la vita notturna nella borghese mia casa dei sogni. nessun rumore se non il nostro.
il mio udito è finissimo (forse perchè compenso la mia oligovista) e mi irritano i rumori indesiderati. ma la mia soglia di tolleranza si è alzata tanto e adesso mi accosto a queste tracce con più interesse, lo stesso che sta negli occhi di mio figlio, che insegna a tutti noi, quotidianamente, la curiosità rinnovata ogni giorno.

oggi c'è un sole magnifico in città. peccato per la convalescenza, mi sarebbe venuta voglia di andare a comprarmi un cd dopo secoli che non lo faccio. questo, per la precisione. mi sa di primavera. del resto, le giornate si stanno già allungando e col bambino è molto naturale seguire questi cambiamenti, insieme ai suoi denti che crescono e ai tentativi di svezzamento (ma la mela non gli piace, sarà normale? a tutti i bambini piace la mela! bè, al mio no).

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mercoledì, 16 gennaio 2008, ore 08:04
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apprendo con piacere che soffro di alopecia post partum, ovvero perdo tanti di quei capelli che se li raccogliessi potrei rifarmi il materasso in tempi brevi. e sì che mi dicono che chi allatta è meno soggetta allo stress. mia nonna in carriola. al di là del fatto che ormai non ho più pudore e giro per casa con la tetta che sbuca dalla maglietta allattamento (cosa che, sono sicura, mi dà un'aria vagamente rétro), la notte mi si è scombinato il ritmo sonno veglia che sembro un topo ballerino, quello che per pura deficienza corre in cerchio come un disperato che verrebbe voglia di gambizzarlo per farlo stare fermo, povera creatura. non che io mi metta a correre in cerchio sul parquet del salotto. ma la sensazione è quella. mi verrebbe, cioè, voglia di gambizzarmi.
a parte questo, che è puro cazzeggio, sono impegnatissima a scrivere una sorta di relazione che faccia evincere come sono brava e intelligente in un qualche cosa che non ho nemmeno capito molto bene. del resto, dopo aver partorito tutto quanto mi sembra fattibile. quasi tutto, almeno.
è un periodo difficilissimo, in cui crollano certezze formandone di nuove. il bambino cresce e impara mille nuove cose ogni giorno e io comincio a capire che rimpiangerò questi momenti con lui invece che ricordarli con stanchezza. sono ancora vittima (e chissà per quanto lo sarò) dell'angoscia del tempus fugit, ma con lui accanto anche questa cambia e si mischia alla curiosità del vederlo crescere. stranamente, non ho dubbi sul fatto che farò del mio meglio e che riuscirò a farlo decentemente.
bonjour, tout le monde.

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venerdì, 04 gennaio 2008, ore 08:53
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Da quando è nato il Bambino ho paura della morte. Freud a modo suo è stato un genio, e chi lo nega si perde senz'altro un pezzo importante (tanto per non essere talebani).
E poi, vederlo dormire è una delle gioie più immense che possano capitare, così come fargli i massaggini ai piedi.
Abbiamo una lampada in camera sua che è poesia pura, con il piccolo principe che fa la trottola e una luce blu soffusa che lo fa addormentare benissimo. Che poi si spegne tutto, perchè bisogna riuscire a stare al buio fin da piccoli, che poi l'oscurità non esiste e se lo si impara presto è tutto di guadagnato.
Ho imparato a parlare di molto meno. Non che ascolti l'esterno maggiormente, quello, modestia a parte, lo so fare da mò (certo si è sempre perfettibili). Ascolto meglio l'interno. A volte il metapensiero, e mi diverte assai.
La nuova dimensione che scopro, fra le altre, è di essere così pieni di desideri pur essendo appagati e felici così come siamo. Credevo che la felicità stesse nel non desiderare null'altro di quanto si ha, ma adesso non è più così. Credo non possa essere possibile per nessun genitore, chè si desidera sempre per il proprio pargolo, non foss'altro una crescita sana in barba alla diossina.
Gioele verrà sù con degli amici speciali. Io che non ho fratelli nè sorelle, e non ne conosco i patimenti nè soprattutto le gioie, eleggo qualche compagno come cugino acquisito, perchè le madri sono parte della mia famiglia, nel mio cuore. Me ne beo, ma davvero me ne beo.

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domenica, 23 dicembre 2007, ore 10:21
scarabocchiato da lenticchia in

quest'anno devo ringraziare la forza suprema, l'esistenza, le calamite del caso o chi per esse, perchè è uno dei natali più popolosi che io abbia mai avuto. sembra di stare nella barriera corallina. magari ero popolosa lo stesso, qualche volta, ma non me ne sono accorta, quindi era poi come se fossi sola, e, per di più, inconsapevole. sola e inconsapevole mi può descrivere per lungo tempo.
ma quest'anno no. perchè a un certo punto ho alzato gli occhi e mi sono detta: wow! che sfottio di gente che c'ho intorno! e gente di qualità, per giunta! sono diventata una casa. ho sempre voluto essere una casa e, adesso, lo sono.

ho avuto la fortuna di avere una sara accanto quando sono passata attraverso alle mie montagne insicure. e mi spiace non aver potuto farlo con lei, al suo tempo. grazie per le borse che rendono libere, per gli spunti, per la massoneria del cicciolo, per le colazie al bar di corsa, per i vestiti colorati e per gli stivali più brutti del globo. in mezzo a tutta questa roba qua, sappiamo cosa cova.
la kerry che mi ha fatta magra e che mi ha fatto il regalo di natale più bello che poteva farmi, che significa che siamo andate ben oltre a qualche anno fa e la cosa mi fa stare serena un bel po'. e che non la vedevo star bene così da tipo una decina d'anni.
poi ci sono le mamme del corso mamme. donne fra donne che parlano di cose di donne, come dice il consorte. per fortuna che ci sono state e che ci saranno.
la fra, che è di una delicatezza incredibile e di una sensibilità rara. spero di approfondire. e poi, fanculo alla speranza, è una cosa che faremo e lo sappiamo entrambe. abbiamo tutto il tempo del mondo.
giuli, che parla piano e va lontano. la friz, che è lontano, ma che sento, nonostante tutto, amica.
cocchi e barbara, giacomo, rita, dell'universo dell'amore mio, che sono diventati piezz e core anche dalle mie parti, coi loro enigmi ma chissenefrega in fondo. e anche alice, che è generosa e interessata e fondamentalmente quelli che vogliono davvero bene al consorte a me commuovono comunque.
beba, gop, libero. le gioia del pensarci insieme e la voglia (che è tanta) di arrotolarci il tempo di mano in mano.
katia, che sarà qua fra pochi giorni.
valeria, che incoraggia e c'è davvero; che sento solida, presente.
l'altra valeria, che abbiamo una naturalezza negli intenti e nell'accostarci che mi commuove sempre. e marcella, che è una scoperta emozionante, sempre.
aicha e dave, che sono timidi e un po' evanescenti.
strano a dirsi, michela. che forse riusciamo a ritagliare un po' di amicizia in mezzo al resto.
luisa, che mi ha regalato qualcosa di importantissimo e inaspettato, e per questo ancora più prezioso.
e chi mi sta vicino professionalmente e mi sta aprendo varchi che l'anno scorso erano solo miraggi.
per ultima la mia famiglia tutta, con tutte le donne solide e femmine che ci stanno dentro, che sono esempio e àncora per me. essere diventata madre mi ha avvicinato tanto a loro e sarò grata per questo affetto che è naturale e dono prezioso. non avevo mai sentito così prepotente il legame di sangue, che è fiume tumultuoso e ribollente, che tiene incollati i prossimi che sangue non condividono. amo le mie zie e le mie cugine e mi dispiace del tempo perduto dietro a cazzate.

è venuto fuori un post prosaico e un po' zuccheroso. me ne frego. forse me ne vergognerò ma è ciò che sento, ora. ora che faccio il tifo che questo cielo gonfio si rilassi e sputi fuori un po' di neve. così che sarebbe davvero un natale perfetto. del resto, farebbe figo dire che me ne frego di queste atmosfere, ma non sarebbe verità. con quel che ho speso in addobbi country, mi sembra il minimo.

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martedì, 18 dicembre 2007, ore 17:53
scarabocchiato da lenticchia in

sono felice di avere un'amica in bocca alla quale parole come "allure" e "chic" suonano deliziosamente rétro senza stonare affatto, in una mattina di gelo e scelta di colori.
poi sono felice di una domenica condivisa sbocconcellando salame ed elemosinando caffè mentre si com-partisce molto altro e ancora di più.
mi piace impacchettare ciò che scelgo per chi amo, e mi piace mettere lucine e addobbi (rigorosamente country) in giro per casa, così come mi piace ritagliare il feltro mentre Gioele gioca nella sua sdraietta con una locomotiva a vapore di pelouche che gli hanno regalato giusto ieri.
mi piace guardare vecchi film come "tutti insieme appassionatamente" cantando a mezza voce e scoprirmi con le lacrime agli occhi.
mi piace che, dopo aver sentito una vecchia conoscenza che ora abita nei dintorni di londra, dentro di me a fianco di una certa malinconia per la cecilia che non è stata (quella che avrebbe voluto cambiare città, stato e fors'anche continente e ha poi scelto le vecchie care radici) mi è nato un orgoglio disumano per il coraggio che io e il mio splendido compagno abbiamo avuto e quello che abbiamo costruito insieme.
mi piace che una carissima amica e un carissimo amico abbiano sotto l'albero uno dei regali più belli.
e mi piace che ho conosciuto questa bella persona, che ha un figlio coetaneo di Gioele, che fa delle fotografie bellissime e mi rassomiglia così tanto da sentirmi spesso disarmata.

mi piace un po' meno che mimmo domani vada via per tre giorni, ma alla fine il bilancio resta positivo, mi sembra.

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giovedì, 22 novembre 2007, ore 12:27
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sono di fronte a una grande sfida. io non amo le sfide. mi crogiolo beatamente nelle sicurezze, piuttosto. preferisco un increasing graduale delle mie possibilità a un vortice risucchiatore. accetto ogni sfida con rassegnazione iniziale, per poi magari appassionarmici, e quindi sono inizialmente proiettata dentro a un groviglio ansiogeno che mi lascia stremata.
latte, non latte. allattare è faticoso. è bellissimo. ma è anche faticoso. e molto. non tanto per le energie succhiate, che al limite mi fanno pure comodo per la linea. ma per i condizionamenti che vengono appioppati sul groppone della mamma. è una realtà vecchia come il cucco, ma quando la si vive se ne sente la pregnanza, diciamo così. e quindi, io mi trovo a dover ricominciare certe mie attività (nemmeno ludiche, ma necessarie) e avere un fuoco di sbarramento dinnanzi agli occhi. che non è rappresentato da mio figlio, no. ma dal tiralatte che non tira il latte e dal nervoso conseguente. e da lì, è tutta una discesa verso gli inferi del sentirsi non capace, non abbastanza, non all'altezza. perchè il corso allattamento è stato un bene, ma anche un male. un male, per una come me, che inconsciamente cerca sicurezze e si aggrappa a modelli che non sempre, anzi quasi mai, la possono rappresentare, perchè sono, appunto, modelli.
viversi la dicotomia originaria propria di ogni femmina. mamma o donna? essere donna toglie qualcosa all'essere mamma? perchè in teoria siamo tutte buone a rispondere. ma in pratica, almeno per me, la questione si gioca su un sottile filo di rasoio. almeno adesso, che mi trovo nella condizione di ricominciare a essere entrambe. di scegliere di essere entrambe. di tornare a scuola. di ricominciare il tirocinio. di dover delegare il nutrimento di mio figlio (col mio latte, per ora, ma in futuro potrebbe trattarsi di latte artificiale). di desiderare lo studio. o anche un giro di shopping, caspita. che scandalo! con un'amica. da sole. questo è compatibile con la logica dell'immolarsi alla salute del figlio servendogli sempre e comunque la poppa quando la vuole? poco. lo è poco.
la mia sfida è di trovare un mio equilibrio. che sia mio. non che derivi da consigli, da modelli da seguire. astrarmi dal dover essere. trovare il mio modo di essere. fottere finalmente il senso di colpa. adagiarmi sulla verità mia e di mio figlio, che ha diritto sì a un nutrimento adeguato, ma soprattutto ha diritto a una mamma sana e sorridente. una mamma donna. così come, tra l'altro, ne ha diritto mio marito. così come, soprattutto, ne ho diritto io.

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venerdì, 02 novembre 2007, ore 16:32
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stamattina sono uscita con Elisa. due passeggini, due borse enormi, due facce sorridenti, due panini da schiavoni, due cappuccini, due voglie di stare insieme.
come nascondo bene quando è tempo! sono riuscita anche a sorridere. anche a ridere, se è per questo.
sono riuscita come ogni mattina a stupirmi del sorriso di mio figlio appena sveglio, cercando di scacciare la proiezione con quella mamma adesso mamma a metà che ieri sera continuava a chiedermi di lui, avida di parole che possano restituirle un'immagine più completa di suo figlio, morto.
domani dovrò salutarlo. e spero ci sia il cielo terso di stamattina e il sole, perchè sarebbe il tempo adatto per lui. e, soprattutto, lo sarebbe per me.
per me che ancora non ci credo. che ancora vengo presa da un qualche pensiero e le uniche parole che mi vengono da dire, molto poco prosaiche, sono: cazzo, Robby. oppure: oddio, Robby. e anche: mammamia. non è ancora possible.

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martedì, 30 ottobre 2007, ore 09:38
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avrei voluto essere qui a descrivere il mio passato weekend, che mi ha visto tornare alla amata scuola  e stare lontano da Gioele diverse ore.. che mi ha fatto sentire donna e integra e nel quale ho lavorato su alcuni temi di una certa portata..
e invece no. sono qui a darmi della cogliona perchè non ho fatto e non ho detto. perchè Roberto se ne è andato, in un modo stupidissimo, e io rimango con la sua presenza accanto, nonostante tutto, a chiedermi tanti se, ammutolita. proprio come nel cinque maggio, percossa e attonita la terra al nunzio sta, muta.
posso dire che è stato uno degli amici migliori che io abbia mai avuto. e mi chiedo perchè diamine io abbia lasciato andare un'amicizia così.
potrei anche affermare con decisione che nonostante la lontananza in questi dieci anni ho sempre, sempre sentito la sua presenza vicina. perchè lui era così, non è successo solo con me.
ha a che fare con un senso di onnipotenza inquietante, psicoanaliticamente parlando, che io creda che se magari, quella mattina di tre mesi fa io gli avessi detto quello che davvero volevo, forse non se ne sarebbe andato.. e ci devo lavorare sù a 'sta cosa, che sarà pure sana ma non mi fa bene.
ricordo tante cose, affollate. e non riesco nemmeno a piangere, perchè sono tutte cose belle. sono tutti ricordi buffi che mi riempiono il cuore di tenerezza. quando ha pestato la cacca del cane della manu. quando lo si accusava di non tirare l'acqua e invece erano quelli del piano di sopra che avevano lo scarico rotto. quella notte splendida che abbiamo fatto l'alba a girare in autostrada di notte, liberi, dopo aver dato pedagogia. il walkman condiviso in treno ascoltando i megadeth. quando gli ho rubato le cuffie e lui me le ha trovate nascoste nel cassetto della scrivania. i suoi sogni che mi raccontava a fine nottata davanti a un orrendo caffè borghetti. le sbronze felici. la sua maglietta colorata che mi ha messo addosso a quella festa delle matricole. le giocate a carte fino alle tre di notte. il latte bianco con la schiuma. l'ipnosi dei giochini al bar sotto casa. la voglia di rubare l'albero di natale e poi era troppo pesante quindi l'abbiamo lasciato lì. i suoi piedi che puzzavano anche appena lavati, non c'era niente da fare. e guardare quando si ama e prendere per il culo gli attori spaparanzati sul divano della sala. le lettere da nocera inferiore e quel mio sentirmi importante...
devo a lui una delle mie amiche più care e anche il mio primo ragazzo serio. lui ha in un certo senso costruito le basi del mio essere persona, oggi. era da tanto tempo che anche col mimmo parlavo di lui, ogni tanto. e dicevo che volevo chiamarlo, che volevo uscire con lui a bere una fottuta birra. che volevo dirgli che poteva venire a osservare Gioele, se ne aveva ancora bisogno per la scuola.
faccio un po' fatica a salutarlo. ancora non ci credo. ancora sono incredula. anche se stanotte mi sono dovuta tenere Gioele accanto, per sentirmi viva e con una parvenza di pace addosso.

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lunedì, 15 ottobre 2007, ore 11:04
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mi piace molto uscire di casa e incontrare il popolo del quartiere san faustino.è come stare in un piccolo paese, ed è proprio questa sensazione che mi porta ad affermare con serenità che, quando e se cambieremo casa, mi piacerebbe vivere in una frazioncina romantica poco distante dalla città.
c'è la Ragazza Con La Lupa, che è una tizia esile, bionda e sportiva che ha una cana più o meno dell'età della Muni. solo che la sua è sempre al guinzaglio e ordinata, la mia è sgarruppata e quasi sempre libera. ogni tanto ci si incontra, e da quando ci siamo sedute vicine all'aperitivo alla baracchina quando avevo una panza tanta ci salutiamo pure.
poi c'è il Comandante, che è un omone gigantesco che tutte le mattine aspetta la Muni al bar per offrirle la colazione: le compra un gnocchino e lo fa rigorosamente scaldare perchè alla cana lui è convinto che piaccia di più (e probabilmente ha pure ragione, che ho una cana viziata sul versante alimentare: mangia di tutto da vera proletaria ma è pure una buongustaia). il Comandante si chiama così perchè era un comandante di aviazione, e ama gli uccelli perchè volano come volava lui. e quindi ha sempre in tasca un fagottino pieno di palline di mollica di pane, che confeziona la sera davanti alla tv, e che di giorno sparge in giro per nutrire gli uccellini del quartiere. non ama gli altri animali, quelli non pennuti, a parte la Muni, certo, che lo ricambia con entusiasmo.
c'è la Zia, quella che io chiamo Zia ma che in realtà è una mia lontanissima parente. lei ha una profumeria sulla via principale e mi fa sempre lo sconto. anche lei dà il gnocco alla Muni alla mattina, si litiga con il Comandante per chi glielo deve dare (la regola è: mai più di uno) e esce dal negozio ogni volta che passo lì davanti per chiedermi come sto e come sta il Ranino. mi riempie anche di campioncini, il che non è affatto male.
c'è la Virginia, che è la padrona di Pavlov, Mia e Martino, che sono tre levrieri salvati dalle corse clandestine che fanno un casino d'inferno ogni volta che si passa davanti al loro giardino. la Virginia è uscita affacciata alla finestra il terzo giorno di vita del Ranino e l'ha salutato dalla cucina mentre impastava una torta al rabarbaro (che mi dimentico sempre ma vorrei la ricetta).
c'è Codino, ex calciatore che vive di rendita con l'affitto di non so quanti appartamenti che possiede in giro per la provincia modenese e che adesso è nonno di una bimba nata dal figlio e da una ragazza che mi faceva l'agopuntura quando ancora non ero incinta.
poi le Farmaciste, che sono ormai quasi delle amiche, che ci conoscono assai intimamente e nonostante questo ci salutano ancora..  con la Luisa ci si incontra spesso anche in centro, e dispensa consigli pedagogici assai discutibili e una rara confidenzialità di sguardi. è una donna che mi piace, di quelle da combattimento, che anche se non condivido le ragioni della battaglia mi piace guardarne i risultati sulle curve della pelle.
e insomma, di personaggi ce ne sono tantissimi e mi fanno tutti sentire a casa in un raggio di un paio di chilometri dai miei quattro metri di terreno. sembra poco, forse, ma è un poco assai importante.
e che magnifico ottobre, questo! pieno di sole e di promesse di ancora lunghe passeggiate a testa scoperta. ieri pomeriggio, tornando da qualcosa di assai simile all'essenza della luce, io e il Mimmo e il Ranino eravamo felici totalmente.

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lunedì, 24 settembre 2007, ore 16:29
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è stato un compleanno nato in sordina, con poca voglia di festeggiare: la testa è impegnata altrove, il cuore non ne parliamo.
poi è uscita una serata di quelle che ricorderò a lungo, per la serenità che abbiamo respirato, la tranquillità che c'era attorno a quel tavolo, le chiacchiere piene e mai banali, la gente che conta lì per me. uno dei regali più belli è stata una frase: ci volevi tu a portarci fuori, dopo una giornata di ciapinaro eravamo stanchi morti.
serberò la faccia di Liberobimbo mentre sbadiglia davanti a un gigantesco scimmione e la gioia bambina della sua Liberamamma che urla Evvai! e le bizze per salire sui tappetoni elastici e il tentativo di farlo passare come esempio educativo. serberò di un bell'uomo che avevo tanta vogia di vedere che culla mio figlio e serberò l'idea di essere così tranquilla e paciosa mentre il Ranino è in altrui braccia, che sono braccia fidate e calde. serberò di una borsa rossa inaspettata che mi sarà compagna in tante stagioni e di un paio di pantaloni verdi con i tasconi che non sono riuscita a dirglielo ma mi danno un'immagine così bella di lei, così diversa, quasi emancipata. e serberò anche che un'Amica si è dimenticata come al solito del mio compleanno, ma tanto non importa perchè anche io mi dimentico del suo, ma ci siamo lo stesso e i suoi baciozzi sono ineguagliabili.

poi Lui. è stata una giornata bella e difficile. tanto telefono, ahinoi, ma anche tanta gioia e tanto tempo per pensare guardando fuori dal finestrino il dipanarsi del paesaggio col Ranino dietro che dormiva. il nostro bambino è un bambino speciale. ci fa viaggiare ovunque senza lamentarsi, e quando si è bagnato fino alle orecchie e ho dovuto cambiarlo al volo a bordo strada e l'ho visto ignudo con le braccine al vento e quello sguardo lì io me lo sarei mangiato di baci, ma non c'era tempo che prendeva freddo e allora via di crema e di patello e poi abbracciarlo forte e chiedergli scusa per averlo costretto ad assecondare questa voglia genitoriale di andare a vedere il mare di lerici. la notte, poi, mi ha restituito il favore e sono stata sveglia con lui fino all'alba, ma glielo dovevo e pazienza.
il paesaggio che vedevo mi portava alla mente scampoli di ricordi. santiago e quel ragazzo ricciuto che camminava scalzo, la sua bella pazzerellia, che auguro anche al Ranino quando sarà cresciuto (chissà se gliela potrò insegnare). e la gita in vespa per i colli fiorentini io&lui lui&io. e un pezzettino di sicilia mentre si aspettava il matrimonio. tanta storia nostra che adesso si amplia di un'altra dimensione.
altro che vita difficile. la nostra vita adesso è bella bellissima, e poi è anche difficile come lo sono tutte le vite, ma caspita, dove lo trovo un altro come te?
e a fine giornata (non sapendo che sarebbe stata ancora lunga, per me e il Ranino e per il mimmo che ha lavorato fino alle due) eravamo intorno a quella sediolina col vibrino calmante che abbiamo scoperto che è efficacissimo contro le coliche, perchè mentre il Ranino piangeva così disperato non potevamo che esserci tutti e due insieme. e la cana, che oltre a una sana gelosia adesso lo protegge e ci protegge tutti.
eh sì. siamo una famiglia.

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lunedì, 17 settembre 2007, ore 19:26
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via la maschera, giù le luci.
io ho paura. a volte mi fotto di paura.
quando cala la sera non importa che giornata fantastica ho avuto, a me viene paura. ieri sera ho avuto un attacco d'ansia vero e proprio, dopo un pomeriggio bellissimo passato con una mamma saggia e splendida e un bambino felice e polveroso e pomodoroso, oltre che col consorte e mirtillo.. ma mentre tornavo a casa, la paura era lì.
che poi paura di che non lo so mica. giuro, non lo so. paura di non farcela. di essere troppo stanca. ma de che? che quando mirtillo mi sveglia di notte scendo dal letto, infilo la mia bellissima vestaglia che sembra una nuvola e mi addormento un po' mentre sento quel pungorino delicato al seno che è lui che beve. e se non dorme, poi, pazienza. leggo, o lo guardo. se proprio non ce la faccio accendo il computer (anche se so che non dovrei, ed è l'ultima spiaggia).. in fondo è solo qualche ora di sonno persa, che sarà mai?
tra l'altro manco mi sveglia mirtillo. mi sveglio io, sempre pochi secondi prima che lui mi chiami. simbiosi, sesto senso, fate voi.
ma questa paura.. la ricorderò come la cosa più scomoda di questo primo mese. e spero passi presto. è irrazionale e per questo, per me, ancora più difficile da accettare. del resto, nel cuore c'è anche questo e come abitante del cuore la accetto quanto più posso, cerco di vincermi, se non riesco mi sfogo e tutto passa. fino al prossimo imbrunire.

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giovedì, 13 settembre 2007, ore 16:33
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oggi il pastrugno compie tre settimane e per festeggiare degnamente ieri mamma e papà sono andati al mare a mangiare il pesce.
il pastrugno ha imparato a viaggiare quando era nella capiente panza materna, ed evidentemente se lo ricorda bene, perchè non si fa in tempo a metterlo nel sediolino della macchina che si insoporisce e sopporta di buon grado l'arietta dal finestrino così come vinicio capossela con le sue canzoni a manovella. ha dormito tutto il tempo, il pastrugno. salvo squittire un po' durante il pranzo, ma del resto vuole partecipare anche lui e non saremo certo noi a impedirgli i piaceri della buona tavola.
la giornata era splendida e mi ha riconciliato con l'assioma che la vita mia e del consorte può ancora scorrere paciosa e romantica nonostante il terremoto che ci ha investito.
perchè non te lo dicono, ai corsi pre-parto, ma i primi tempi per alcune neo-mamme sono tutto fuorchè semplici. è stato difficile accettare che la simbiosi si sia girata su un altro piano, dalla pancia alla tetta per intenderci. è difficile per me anche fronteggiare i fantasmi notturni, e su questo devo lavorarci. è difficile credere che entro tot potrò tornare a occuparmi di psicodramma senza sensi di colpa nel lasciare -magari- il pastrugno dai nonni. è difficile sentrimi adeguata e serena, anche se so che lo sarò e che una parte profondissima di me già lo è da quel mò.
poi, che c'entra, gioele è splendido. e cambia faccia ogni giorno, e lo guarderei smorfieggiare per ore, e anche quando piange è adorabile e... e... e...
anche in questo caso, l'amore materno non lo insegnano ai corsi. semplicemente, a un certo punto ti accorgi che c'è e che è prepotente e folle.
comunque, dicevo, una bella giornata di mare che riconcilia con alcune cose. ho voglia di fare.
domani pomeriggio quasi quasi vesto il pastrugno a festa e mi vado a sentire remo bodei in piazza grande. magari non ci capisco una mazza, ma magari mi piace pure.

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sabato, 08 settembre 2007, ore 14:45
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essenzialità.
parlo pochissimo. mi perdo ore a guardare gioele e parlo pochissimo. non ne ho più bisogno.
se cammino con lui e il mimmo, tengo il mimmo sotto braccio mentre guida la carrozzina, gli tengo il braccio e sento la vita solida che mi sta accanto. e ciò mi basta.
ho smesso di piangere come una fontana, forse i miei ormoni si stanno stabilizzando su una linea più pietosa per me.
mi sto abituando ai ritmi diversi, al poco sonno, alla dose inaspettata di pazienza di cui madre natura mi ha dotato insieme a questo fagottino.
gioele quando piange sembra un tigrotto. a volte piango con lui, quando mi sembra così disperato e io mi sembro così impotente. più spesso riesco a consolarlo e mi sento la donna più fortunata e felice del mondo. del resto, ho un bambino bellissimo e tranquillo e il marito migliore del mondo, e la mia famiglia vicina vicina, cosa voglio di più? più di perdermi in quegli occhi profondi che mutano ogni giorno e ogni giorno sono più grandi??

del resto,
- voglio andare a sentire bauman al festival della filosofia.
- l'immensa Amica Mia ha aperto un blog, anche se non su splinder..
- sono dimagrita quasi 13 chili, me ne mancano due e poi torno quella che pesavo prima di rimanere incinta, con la differenza che adesso amo indefessamente la mia panciotta molle e l'assenza di ciccia nella zona stomaco.

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giovedì, 30 agosto 2007, ore 17:42
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Volevo che per me fosse un’esperienza  esaltante. Volevo passarci in mezzo godendomela tutta, domandola e facendola mia, senza scendere a compromessi; una corsa imbizzarrita mi immaginavo, o un volo con gli angeli, dipendeva dal momento e dallo stato d’animo. E comunque ero serena pensandoci. Non mi ha mai spaventato il dolore fisico, sapevo che avrebbe avuto un inizio e una fine, sapevo che l’avrei affrontato, sapevo che sarei stata capace di sopportare e, anche in questo caso, di assaporarlo. Quanti si sono stupiti di questa calma.. io a volte temevo fosse apparente, temevo fosse una difesa verso qualcosa che mi spaventava troppo per poterla vedere con chiarezza. Ma poi, mi dicevo, anche se fosse? L’importante è che sento di esserci, di esserci davvero e di voler fare questo viaggio insieme a te e per te, piccolo Gioele, che ancora non ti conosco e sei ancora un’idea, ma lo sei già in un modo tutto tuo, proprio tuo, di nessun altro Possibile.

Mi hai insegnato presto la possibilità –e la necessità- di riscrivere le mie aspettative, regalandomi la prima lezione che potevi darmi subito prima di nascere. E quindi, forte della tua amicizia con la pancia che ti ha ospitato benevolmente per nove mesi, mi hai fatto aspettare. Così che io, da brava perfezionista rompipalle, abbia avuto il modo di chiedermi tante volte se sarei stata capace di fare le cose a modo mio, dimenticandomi per un momento che il modo era il nostro, doveva essere il nostro, perché di mio da qui in poi ci sarà qualcosa di molto diverso.

Poi domenica è cominciato il valzer. Che proprio un valzer sembrò. Contrazione. Che parola poco adatta per quei momenti. Ondate, riflussi, riempimenti, maree, piene. Ancora senza l’aiuto delle endorfine, giacchè siamo in fase prodromica, e ancora siamo ben lontani dal travaglio vero e proprio, ma la tua imbranata mamma che ne sa? Tu sei il Primo, sei tu che mi stai insegnando tutto, compresa quest’altra lezione: la pazienza.

Ho colloquiato con questi dolori per qualche giorno. Tre giorni, per la precisione. Da domenica a ora di pranzo a mercoledì a ora di cena. Da una zia all’altra, per la precisione: da zia Giuliana a zia Teresa, Nano e Alice. E questo lo devo segnare, perché a parte la presenza sempiterna di mia madre e di Sara, le due zie sono le altre figure femminili che mi hanno accompagnata, se pur non fisicamente e se pur in modo assolutamente diverso e personale, in questo varco.

In quei giorni ho mangiato come un bufalo. E non ho dormito quasi niente, e quel poco in posizioni alquanto improbabili: sedie, divani. A letto mi sembrava di impazzire: la contrazione era insopportabile. Mi sforzavo di uscire e camminare, con Milos e mia madre, e chi mi vedeva per la strada, i vicini amici e curiosi, mi vedeva fermarmi periodicamente e aggrapparmi all’accompagnatore in una stretta convulsa. Ricordo il parco Enzo Ferrari sotto una pioggerellina sottile che mi si asciugava sulla fronte, arrancando con Lui nei sentierini ghiaiosi, le sue mani intrecciate alle mie, in attesa, condividendo lo sforzo. Ricordo lo scoramento notturno, quando, sola, affrontavo le lunghe ore d’attesa prima delle cinque, quando il cielo cominciava a rischiarare. La paura che questa fase durasse ancora tanto. Una settimana perfino, mi avevano prospettato.

Poi mercoledì qualcosa è cambiato nell’intensità delle mareggiate. Più dolore, certo, ma anche qualcos’altro di più sottile, come una vocina che mi diceva che stavamo arrivando al Punto. Milos è tornato a casa dal lavoro alle cinque, mi è stato vicino, i miei erano vicini, e poi a cena dagli zii che pure erano vicini. E io ero fatta come un cammello. Gli ormoni cominciavano a fare il loro dovere...

Telefoniamo al Centro Nascita. Sta per montare in turno Loredana. Ne sono felice.

Le strade sono deserte nonostante siano le dieci di sera. La valigia è nel bagagliaio. Io sono scoraggiata: in macchina le contrazioni sono quasi scomparse. Ho paura di dover ricominciare tutto da capo. Ho paura che sia tutto ancora molto lontano. Ho paura che sia invece tutto troppo vicino. Sono senza parole, comunque. Sento il silenzio, e sento Milos nel silenzio, accanto.

Loredana ci consiglia di tornare più tardi. Il tracciato evidenzia l’inizio del travaglio, ma l’ospedale in quel momento non offre un rifugio tranquillo come vorremmo: due parti al Centro Nascita, casino nei corridoi, affollamento. Non ce lo facciamo ripetere due volte, e in un attimo siamo di nuovo a casa. Ad aspettare ancora.

Milos va a letto. Io non potrei nemmeno volendo. Il letto sembra essere diventato uno strumento di tortura cilena, non trovo pace in nessun luogo. Mi sembra in effetti di abitarlo, nessun luogo. La Dama del Nessun Luogo. Non c’è tempo per paura o preoccupazione, e nemmeno per un qualsivoglia “dove” che possa avere senso compiuto. Sono dentro a un Compito, devo portarlo a termine, e devo portarlo a termine bene. Questo è l’unico pensiero vagamente coerente che ho.

Alle 3 non riesco più a far dormire Milos. Da sola, non posso più. Ho bisogno di lui, bisogno che qualcuno mi dica cosa devo fare e in che direzione andare. Cronometro alla mano per l’ultima volta, la direzione più saggia sembra quella dell’ospedale.

E questa volta ci siamo davvero. Alla visita di controllo, Loredana si stupisce di constatare una dilatazione di 4 centimetri (sono veloce, per una primipara!) e mentre lo dice si rompono le acque. Ho giusto il tempo di finire il tracciato per capire che sono entrata in un gioco più grande di me. Non mi chiedo se ce la farò, mi sforzo di sentire te e di tranquillizzarti. Tremo al pensiero che tu possa essere terrorizzato da questi movimenti che ti stanno incanalando verso un’altra parte da quella a te conosciuta.

Entriamo finalmente nella “nostra” stanza. Pulita, calda, accogliente. Dopo un attimo di disorientamento, so già che la liana sarà fondamentale per me. Appesa al soffitto come Cita. Sapevo che sarebbe uscito il mio lato scimmiesco, ma non immaginavo, nemmeno nelle mie più rosee previsioni, in modo così prosaico!

Sono tre ore di sperimentazioni in attesa delle spinte finali. In queste sperimentazioni è contenuta la gioia di esserci, il dolore, il fortissimo dolore, il raccoglimento nascosto che sentivo sempre maggiormente, una sorta di ritiro nelle profondità di me stessa in cui mi trascinavano le droghe degli ormoni, come un abbandono nella consapevolezza del dolore sostituita da una determinazione che mi farà Donna in modo definitivo, o almeno così mi sembrerà.

Questo dentro. Perché fuori sta impazzando una bufera. Urlo e dò corpo a tutto ciò che passa. Mai avrei pensato di poter far uscire una tale rotondità di voce dalle mie viscere, mai avrei potuto sperare di essere così completamente me stessa.

Alle 7 monta in turno Francesca. Loredana ci saluta e saluta in particolare te, dandomi un bacione sulla pancia, ed è un bacio che io non dimenticherò.

Con Francesca comincia il gioco duro. Mi dice più volte che hai molta voglia di nascere, che stai spingendo bene e che sarà tutto più veloce di quanto ci si potesse aspettare. Francesca ha una qualità decisa, ma non per questo meno tenera. Sarà un piacere farsi guidare da lei. Saprà incitarmi, rassicurarmi, guidare Milos e tutti noi attraverso l’ultima fase di questa avventura.

A questo punto, tuo padre diventa indispensabile. Tuo padre diventa le mie gambe quando non riesco più a reggermi in piedi. Diventa le mie braccia quando io non sono abbastanza per sostenermi. Diventa la mia schiena quando io non sento più dove sono e capisco a malapena cosa sto facendo. Perché in effetti c’è poco da capire, bisogna andare avanti, e avanti, e avanti.

Siamo sullo sgabello svedese quando ti tocchiamo per la prima volta. Io seduta e tuo padre dietro di me che mi sorregge. Tocchiamo la tua testa che sta uscendo, prima io e poi lui. È da non credere. Sei già qui con noi, Gioele mio, e adesso devo usare le mie ultime energie per poterti vedere.

Ricordo le ultime tre spinte, le più feroci, le più ferine. Ricordo l’ultima, che sapevo di dover dare subito, senza aspettare.. ché non potevo più aspettare. E poi sei scivolato ai miei piedi, ed eri lì. Con la tua testina a pera e tutto sporco di vernice caseosa e sangue, bellissimo e bagnato. Non hai pianto, solo ti sei lamentato con voce stentorea, ma non sembravi affatto traumatizzato.

Sei rimasto sul mio petto e poi su quello del papà e abbiamo condiviso per la prima volta sudore e meconio e sangue, ed è stato bellissimo. La tua entrata in questo mondo è stata dolcissima, fatta di luci soffuse e abbracci e parole buffe che tuo padre ti diceva e sguardi increduli, e soprattutto di tutto il tempo di questo mondo. Tutto il tempo per abituarci ai nostri odori e per farci venire anche un po’ freddo, per guardare i tuoi occhi gi